L’amore è una forza dinamitarda – Su un inedito di Cristina Annino

Fante di cuori

Sale le scale d’un fiato con sorrisi
dentro. Tensione di lampi o lampioni
di strada; gradino contro
palo, troppo compresso in
un corpo solo. Lei sa
che amare è un odore; la testa
si volta quando cammini nel
punto esatto in cui esala. Lo
guarda. Ora piove dentro
polmoni dove si canta lavando
panni, si mangia a tavola com’un
cristiano. Allora pensa non sia mai
che si fermi!

Entra coi piedi in quell’acqua,
segue gli odori fino alla tana, nello
stormire d’ormoni come
odalische. Il buio chiama con varie
note, ride, Sei il poster di te, cara,
cara!
Ecco, lo dico a chi mi capisce, che
l’amore empie invece le
tasche di mine. Lui farà
faville vedendola svenire: Se ti serve
uno schiavo!
, e aspetterà il via, fronte sul
piancito, che parli. Alberi
radi sui gradi del ventriloquo
Fante. Siii! lei risponde.
(Astratta nella
notte con gatta, si nasconde la baia).

Tutto è simultaneità e metamorfosi

Cosa succede quando due amanti si incontrano? Cristina Annino, in questo inedito, riesce a spogliare la rappresentazione dell’amore da ogni residuo tanto melodrammatico quanto patetico, senza affatto rinunciare alla celebrazione di quello che resta – e specie in un mondo sempre più smaterializzato e alienato – un assoluto esperenziale che sta al tempo stesso dentro e fuori gli accadimenti ordinari (come il salire le scale). Lo fa traducendo la carica elettrica, il colpo di fulmine stereotipicamente associato all’amore, in una serie di eventi figurativi iperbolici che sembrano far respirare, esplodere-comprimere il testo stesso come un torace, con i suoi slanci visionari da un lato e moduli ritmico-prosodici calibratissimi dall’altro. Questi eventi figurativi, di alta carica visiva e sensuale, mostrano i segni che l’amore lascia in chi lo esperisce come un paesaggio in subbuglio interno al corpo («con sorrisi / dentro»; «piove dentro / polmoni dove si canta lavando / panni»): quasi che la visione del poeta avesse i raggi x incorporati, fino a che esterno e interno conquistano lo stesso piano di realtà e si fanno indistinguibili.

L’amore è una forza dinamitarda, come si evince dalla bellissima gnome «ecco, lo dico a chi mi capisce, che / l’amore empie invece le / tasche di mine»; ma al tempo stesso sa essere sottile come un odore («lei sa che amare è un odore»): nella poesia di Annino il principio di non-contraddizione non vige, tutto è simultaneità e metamorfosi. E propizia alla metamorfosi è l’altissima saturazione sensuale dell’incontro amoroso («stormire d’ormoni come / odalische», con pregnanza allitterativa di /o/, /m/ e /r/), che specie nella seconda strofa fa transitare a un ambiente animale e notturno («buio», «notte», «tana»). L’allusione al gioco di carte (e a Lewis Carroll) nel titolo suggerisce poi altre qualità dell’amore come il gioco, la scoperta e il rischio, nonché l’antica metafora dell’amore come guerra (qui cortese, medievale, con il fante al posto del soldato, ma anche, controintuitivamente, con le mine al posto delle lance). Gioco, scoperta, rischio, battaglia (contro le convenzioni): sostantivi che viene spontaneo associare alla poesia di questa autrice, che ha saputo mantenere una forte e durevole fedeltà alle proprie ragioni senza ingessarsi e perdere in freschezza: in carica, appunto.

Davide Castiglione

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Cristina Annino è nata ad Arezzo e vive e lavora a Ostia. Ha studiato Lettere Moderne a Firenze, laureandosi sulle prose del poeta César Vallejo. Esordisce con Non me lo dire, non posso crederci (edizioni Techné, 1969) a cui seguiranno Ritratto di un amico paziente (Gabrieli, 1977), Il cane dei miracoli (Bastogi, 1980), Udito cronico (Einaudi, 1984), Madrid (Corpo 10, 1987), Gemello carnivoro (Quaderno del circolo degli artisti, 2002), Casa d’Aquila (Levante, 2008), l’autoantologia Magnificat (Puntoacapo, 2009), Chanson turca (Lietocolle, 2013), Anatomie in fuga (Donzelli, 2016) e Le perle di lochness (Arcipelago Itaca, 2019). L’inedito qui proposto appartiene a un libro in fieri dal titolo Avatar.

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Davide Castiglione vive a Vilnius, Lituania, dove insegna all’università. Ha pubblicato due raccolte poetiche: Per ogni frazione (Campanotto, 2010) e Non di fortuna (Italic Pequod, 2017), e nel 2019 la monografia Difficulty in Poetry: a Stylistic Model (Palgrave). Le sue recensioni sulla poesia contemporanea sono raccolte sul sito Critica del testo poetico.


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Illustrazione in copertina di Francesca Consonni