Il dilemma dell’amigdala: di cosa parliamo quando parliamo di Transpecies

Davanti a un pericolo improvviso, vero o presunto, alcune capre svengono. Sarebbe meglio dire: si paralizzano, fingono la morte, cercando di sparire dai radar di un potenziale assalitore e così minimizzando le possibilità di essere attaccate.

Il corpo umano ha una reazione in qualche modo assimilabile. Quando nel nostro campo visivo entra qualcosa che, a una prima velocissima scansione, potrebbe potenzialmente risultare pericoloso – nel nostro esempio un lungo bastone nero nella semioscurità che potrebbe o non potrebbe essere un serpente – l’amigdala, una ghiandola primordiale tra le più antiche del nostro corpo, lancia segnali velocissimi attraverso la corteccia celebrale. Un’accelerazione cardiaca improvvisa, un’immissione esplosiva di glucosio nei muscoli pronti a scattare che dura giusto qualche frazione di secondo: il tempo che serve al nostro occhio per mettere a fuoco il bastone-non-serpente e dare il contrordine ai segnali di allarme. Il pericolo è scongiurato, la storia in cui veniamo stritolati da un boa non esiste più. Di fatto, quello che avvertiamo è un tuffo al cuore, un respiro sospeso – una specie di paralisi improvvisa subito revocata, che per un brevissimo momento ci rende simili alle capre.

Il lavoro di Transpecies, duo di ricerca artistica interdisciplinare, ha qualcosa a che fare con il dilemma dell’amigdala: il momento quasi impercettibile e letteralmente mozzafiato in cui l’occhio ancora non vede se si tratta davvero in un bastone o se forse, per qualche incredibile combinazione, c’è proprio un boa in quell’angolo buio del cortile di casa. Un attimo di sospensione in cui le storie possibili si moltiplicano a dismisura. Alcune di queste parlano delle origini misteriose e antiche della nostra esistenza, alcune di queste, perfino, potrebbero esistere davvero.

Transpecies, still da Quaderni da remoto II, 2022

Transpecies nasce nei primi mesi del 2021, dall’incontro professionale e umano di Emanuele Resce (artista, 1987) e Valentina Avanzini (ricercatrice indipendente, 1995). L’esigenza comune di sfondare i confini delle pratiche che conoscevamo per poterci immaginare un mondo diverso dal punto di vista sociologico, ecologico e storico ha dato inizio a una serie di esperimenti e visioni.

La prima volta che ci è stato chiesto di parlare di questo progetto, lo abbiamo raccontato come una porta che improvvisamente si spalanca nel nulla, trasportandoti “nelle rovine di una piramide messicana, nella forma della pupilla di una capra, nel  corpo di una processionaria e nei ricordi di un mito antico”. Questa sperimentazione ha richiesto, fin dal principio, uno sconfinamento costante di media, registri, linguaggi e spazi per andare a scavare fuori dallo scorrere del quotidiano quel momento in cui il bastone è ancora, potenzialmente, serpente, mentre il serpente sbatte lentamente le palpebre, sperando di essere confuso come sempre con un innocuo oggetto inanimato.

Dopo

La prima presentazione pubblica del progetto avviene in forma di rubrica mensile per la piattaforma curatoriale Presa Multipla, ora dismessa. Il montaggio di immagini apparentemente distanti, spesso provenienti da contesti estremamente eterogenei, si accompagnava a sottotitoli di conversazioni inesistenti, sottese a una nuova narrazione.

Il risultato, oggi visibile solo sulla pagina instagram di Transpecies, era qualcosa di simile alla presentazione per fotogrammi o still di film mai realmente esistiti, che spaziano da riflessioni geopolitiche a visioni fantascientifiche passando per la ricerca di uno sguardo animale sul mondo.

Transpecies, da episodio II Orientamento, 2021

Una pratica meno focalizzata che già custodia in nuce molti degli aspetti che avrebbero poi contraddistinto la ricerca di Transpecies: il montaggio parallelo di immagine e parola – ad esempio – né esplicativo né complementare, ma finalizzato alla ricerca comune di un significato che esonda entrambe le pratiche. Ma anche l’affiorare dell’immagine in movimento, inizialmente parcellizzata nelle sue componenti e poi lentamente fuoriuscita esplicitamente nelle sperimentazioni successive.

Sperimentazioni che avrebbero preso la forma di scultura e di canto, ad esempio, nella mostra Atlante all’interno del festival di poesia I fumi della fornace 2021, o di video sempre più strutturati diventati il preludio di un progetto di documentario.

Transpecies, da episodio VII Chronoeye, 2021

Quaderni da remoto

Nel 2022 le ricerche di Transpecies si focalizzano infatti sull’Irpinia, regione di provenienza o adozione per entrambx, territorio apparentemente specifico di storie che sconfinano i tempi e gli spazi conosciuti.

Transpecies, da Quaderni da remoto II, 2022

Il formato scelto per questa esplorazione, che prende il nome di Quaderni da remoto, è una serie di appunti per immagini in movimento e testo – da leggersi come montaggio parallelo – che vanno a esplorare il confine confuso tra mitologia, archeologia, archiviazione di racconti e culti antichi: dalle insorgenze di costruzioni megalitiche tra i boschi di Pescolatorre (Casalbore, AV) fino al convergere di sorgenti e falde zolforose lungo il fiume Sabato, dove si è svolta la residenza WineWise-Metodologie della Trasformazione, luogo in cui la presenza animale e i residui di tradizioni cancellate dal terremoto si ibridano con gli indizi della presenza di un culto primordiale, fondato sulla presenza infinitamente feconda e insieme mortale di una dea-madre sconosciuta.

Transpecies, still da Quaderni da remoto IV, Sus-piria Sulfur, 2022

Quaderni da remoto IV (uno dei risultati della residenza) apre la strada alla realizzazione di un vero e proprio documentario che riunisca la rilettura profonda dei silenzi di questi territori, interrogandone la storia, la lingua e l’immaginario.

Tra le pagine virtuali di lay0ut si annidano o si annideranno i pixel di un’immagine ancora da costruire, lo schiudersi delle uova di un serpente che non è più – e non è mai stato – legno nodoso di un bastone.

Transpecies, still da Quaderni da remoto IV Sus-piria Sulfur, 2022

In copertina: Transpecies, da episodio I – La paura e la fame, 2021