CERIMÓNIA DE PASSAGEM
“a zebra feriu-se na pedra
a pedra produziu lume”
a rapariga provou o sangue
o sangue deu fruto
a mulher semeou o campo
o campo amadureceu vinho
vo homem bebeu o vinho
o vinho cresceu o canto
o velho começou o círculo
o circulo fechou o princípio
“a zebra feriu-se na pedra
a pedra produziu lume”
INIZIAZIONE
“la zebra si è ferita sui sassi
i sassi hanno dato la fiamma”
la ragazza ha provato il sangue
il sangue ha generato
la donna ha inseminato il campo
il campo ha suppurato il vino
tu persona hai assunto il vino
il vino ha incrementato il canto
il vecchio ha dato inizio al cerchio
il cerchio ha concluso il principio
“la zebra si è ferita sui sassi
i sassi hanno dato la fiamma”
*
A ABÓBORA MENINA
Tão gentil de distante, tão macia aos olhos
vacuda, gordinha,
de segredos bem escondidos
estende-se à distância
procurando ser terra
quem sabe possa
acontecer o milagre:
folhinhas
[verdes
flor amarela
ventre redondo
depois é só esperar
nela desaguam todos os rapazes.
LA FEMMINA PIENA
Così dolce da lontano, così morbida per gli occhi
vuota, grassa,
di segreti ben nascosti
si estende nella distanza
aspirando a essere terra
consapevole che il miracolo
può verificarsi:
nuove foglie
[verdi
fiore cereo
grembo
[circolare
oltre a questo è solo attesa
si immette in lei ogni maschio
[adolescente.
*
A NOCHA
Modesta filha do planalto
combina, farinhenta
os vários sabores
do frio.
Cheia de sono
mima as flores
e esconde muito tímida
o cerne encantado.
LA NOTTATA
Figlia dimessa dell’altopiano
combina, farinosa
i sapori incostanti
dell’avere freddo.
Riempita dal sonno
accarezza i petali
e nasconde insicura
l’ovulo estatico.
*
No fundo tudo é simples
voa
faz-se em átomos
plas-ti-fi-ca-se
anelante
em círculos mais pequenos
No fundo a gente vive
agora ou logo à tarde
urdindo de memória
a esperança violenta
de construir a mar
O nosso tempo.
Alla fine, tutto è semplice
si libra
si rende atomi
si-pla-sti-fi-ca
ansimante
in cerchi sempre più stretti
Alla fine, viviamo
adesso o più tardi nel pomeriggio
tessendo il ricordo
l’aspirazione violenta
di edificare in mare
Il nostro tempo.
*
As coisas delicadas tratam-se com cuidado.
Filosofia Cabinda
Desossaste-me
cuidadosamente
inscrevendo-me
no teu universo
como uma ferida
uma prótese perfeita
maldita necessária
conduziste todas as minhas veias
para que desaguassem
nas ruas
sem remedio
meio pulmão respira em ti
o outro, que me lembre
mal exister
Hoje levantei-me cedo
pintei de tacula e água fria
o corpo aceso
não bato a manteiga
não ponho o cinto
VOU
para o sul saltar o cercado
Le cose fragili si maneggiano con cura.
Filosofia della Provincia di Cabinda
Mi hai disossata
con cura
iscrivendomi
nel tuo universo
come una ferita aperta
una protesi perfetta
fottutamente necessaria
hai orientato tutte le mie vene
perché si dissanguassero
per strada
senza rimedio
mezzo polmone respira in te
l’altro, mi sembra
esista a malapena.
Oggi mi sono alzata presto
ho colorato di acqua fredda e
[legno di padouk
il corpo appena acceso
non spalmerò il burro
non allaccerò la cintura
ANDRÒ
a scavalcare verso sud il recinto
I motivi fondamentali della poetica di Paula Tavares sono già il fulcro tematico e formale della sua prima opera, Ritos de passagem, pubblicata nel 1985 e riedita nel 2007 in Portogallo. Come ampiamente registrato negli approfondimenti critici a lei dedicati, la radice culturale angolana assume un ruolo centrale nella sua poesia. Le vie di rapporto a dati come il corpo, la terra, la crescita, il confine tra lo stato biologico di infiorescenza e di generazione fruttifera, assumono nel suo discorso un orientamento estetico in linea con diverse tendenze della poesia africana di fine-Novecento. In linea, certo, ma problematizzato strutturalmente da ragioni femministe, postcoloniali e anti-biancocentriche. Al momento della sua pubblicazione, non a caso, Ritos de passagem riceve critiche diffuse. Il testo viene recepito da buona parte dell’intelligencija angolana come pornografico, crudo, disfattista. La maniera in cui Tavares maneggia – manipola – la materia dei suoi corpi è letta da buona parte suoi contemporanei come un atto osceno, quasi feticistico, di esibizione del sé. Oggi, la raccolta è considerata unanimemente come una pietra miliare della cultura letteraria angolana.
Il discorso poetico di Tavares è discorso identitario – nel senso collettivo e culturale del termine. La sua scrittura in Ritos de passagem esprime la necessità di cogliere con la lingua portoghese il tratto atavico della dicitura verbalizzata, incarnata, della parola poetica angolana. Le sue poesie rispondono a un’esigenza di formalizzazione: attestazione determinata, stabile, di un movimento vocale. L’elemento del frutto, ritratto nel suo divenire fenomenico – e dunque moltiplicato senza tempo – costituisce un vettore d’immagine fondante: in esso si riassumono le facoltà del singolo, come i semi contenuti. L’istinto all’autodeterminazione individuale, l’amore per le generazioni a venire, il desiderio sessuale uterino, vaginale, la concezione dell’esistenza come ciclo collettivo, «confluiscono» nella sua poesia in maniera piana, senza creare cortocircuiti.

La vicinanza di Tavares al frangente della vita socio-rurale, del mondo naturale concepito come spazio coabitato, fornisce così la chiave per ordinare lo spettro delle significazioni. Il corpo femminile pulsa, respira, come parte iscritta tra le parti – ribelle a qualsiasi istanza di delimitazione. La femminilità è infatti ragione di determinazione linguistica. La curvatura della parola, l’ordinamento degli spazi bianchi e delle verticalità, interagiscono con un principio di accentramento nell’esperienzialità femminile – al contempo privata, biografica, e di genere. Il rapporto con il corpo dell’altro, con il dato animale, con la ritualità ancestrale del lavoro segue il tracciato del rifiuto delle soluzioni ideologicamente predeterminate dall’ideologia socialista. Con i suoi versi, Tavares attraversa quanto percepisce come una dominante culturale, e torna al sé: a quanto sente nel corpo come verità, perché iscritto nell’appartenenza, dolorosa, al proprio genere.
L’osservazione del grado di compenetrazione tra le dominanti tematiche e la densità della materia verbale nella raccolta ha determinato l’avvio del presente lavoro di ricerca e traduzione. Rendere conto dell’«esperienza di dislocazione» (come secondo la teoria traduttiva di Antonio Prete) è infatti un atto imprescindibile nell’accostarsi ai testi di Ritos de passagem. L’implicazione in essi di una tale verticalità fisio-logica, oltre che logica, ha fissato la necessità di una resa linguistica in italiano tendente alla personalizzazione – vale a dire: al farsi persona, organica, della parola poetica. Nella riverbalizzazione, i criteri di corrispondenza sono stati stabiliti in funzione di una necessità di riverbero. Affondare nel «corpo vivo» (ancora Prete) della lingua di Tavares, significa infatti disporsi all’adozione non soltanto di un’aritmia fraseologica, ma di una risonanza di silenzio. Significa, in altre parole, aprire lo spazio semico a una formalizzazione di significato im-mediato, perché determinato nel corpo.

Ana Paula Ribeiro Tavares è nata nel 1952 a Lubango, nella provincia angolana di Huíla. Vive in Portogallo. Letterata e studiosa di etnologia, africanistica, antropologia e storia, ha insegnato all’Universidade Católica de Lisboa e ha lavorato per anni come curatrice e referente di progetti culturali. La sua ampia produzione critica è concentrata sui nuclei tematici del femminismo, del postcolonialismo, di letteratura e cultura africana. Ha pubblicato le opere poetiche Ritos de passagem (1985), O Lago da Lua (1999), Dizes-me coisas amargas como os frutos (2001), Ex-Votos (2003), Manual para amantes desesperados (2007) e Como veias finas na terra (2010). Nel 2011 i suoi testi sono riunti nell’edizione complessiva Amargos como os frutos. In traduzione italiana, i suoi versi sono apparsi in volume nel 2006 (Cerimonia di passaggio, a cura di Prisca Augustoni) e nel 2017 (Manuale per amanti disperati, a cura di Marco Bucaioni).
In copertina e in corpo al testo: fotografie di Ren Hang
