donne musica rinascimento barocco

Donne musica e Rinascimento #3: a cavallo del Barocco

Questo articolo è il terzo e ultimo per la rubrica “Donne musica e Rinascimento”, curata da Margherita Casamonti. Qui il primo e il secondo articolo.


Le dame in musica, da novità a consuetudine

Il Tardo Rinascimento fu un periodo cardine per l’affermazione delle figure femminili nell’ambiente musicale italiano. Tale affermazione, convalidata a tutto tondo, dal campo della musica ecclesiastica a quella laica, originò un establishment tale da traghettarne la fama oltralpe, fra le corti europee più all’avanguardia. Il Quartetto del convento di S. Radegonda, composto da Cazzolani, Sessa, Rusca e Badalla, diventò piuttosto famoso nella Penisola e in Europa. Similmente, il Concerto delle Dame di Ferrara divenne così celebre da favorire lo stabilirsi di realtà gemelle e talvolta antagoniste nelle maggiori corti italiane, arrivando in qualche caso a tali livelli di qualità da essere inviati tra le corti come dimostrazione di eccellenza.

Tranne alcune eccezioni, come la napoletana Adriana Basile, tra gli elementi chiave per l’affermazione professionale delle musiciste c’erano dunque la provenienza e l’appartenenza alle corti di spicco: Ferrara, fino all’annessione allo Stato Pontificio, fu la dimora del Concerto delle Dame; Venezia, dove vigevano leggi che permettevano legalmente l’emancipazione femminile riguardo proprietà fisiche ed intellettuali, permise alle autrici di stampare e pubblicare proprie opere e perciò di farle circolare; Firenze, che investiva sulle arti e la musica allo scopo di imporsi come corte egemone, puntò sulle musiciste come ulteriore elemento di distinzione.

Concerto delle Dame 8 bit

La figura di Maddalena Casulana

Fu in questo contesto che si affermò Maddalena Casulana (1540-1590). Le notizie biografiche su questa artista sono frammentarie, ma si pensa sia nata a Casole d’Elsa, nei pressi di Siena, importante centro per la vita musicale del Granducato, studiando forse con Leonardo Morelli “Casulano”. In alcuni resoconti dell’epoca viene considerata la prima compositrice della storia della musica colta. Questo dato, oggi considerato improbabile grazie ad riscontri indiretti – purtroppo non sono sopravvissute composizioni – riguardanti musiciste precedenti, ci mostra tuttavia come la sua fosse una figura professionale conosciuta e rispettata.

Come anticipato nel primo articolo di questa serie Casulana fu la prima donna a pubblicare musica col proprio nome di cui si abbia notizia. Fu al servizio dei Medici probabilmente per tutta la vita, componendo, suonando il liuto e cantando per alcune delle personalità più importanti del momento, spostandosi e partecipando come compositrice ed esecutrice ad eventi di rilievo europeo. Oltre ai viaggi a Venezia, avvenuti probabilmente per stampare le proprie opere, la troviamo (secondo le fonti) all’Accademia Olimpica di Vicenza durante gli anni Ottanta del Cinquecento. Presso l’Accademia, è possibile che sia stata stipendiata per un periodo insieme alle sorelle Pellizzari.

Stilisticamente, Casulana componeva nell’ambito del contrappunto evitando l’eccessiva sperimentazione di alcuni suoi contemporanei e ponendo forte attenzione agli aspetti melodici e cantabili delle voci, in quanto veicoli del sentimento. La mancanza di notizie biografiche successive al 1591 porta a pensare che morì in quel periodo, ma ciò che sappiamo per certo è che Casulana gestiva la propria attività musicale con un’ottica imprenditoriale piuttosto moderna: faceva attenzione a coltivare amicizie e conoscenze, frequentava le corti, i salotti e le accademie, produceva e si esibiva con costanza, tanto da fissare un nuovo standard per le musiciste e le artiste in generale.

Concerto Caccini: i rivali del Concerto delle dame

Firenze fu il luogo in cui, convenzionalmente, si fa nascere il genere del Melodramma. Giulio Caccini, uno dei suoi artefici, fu anche importante per la storia che stiamo raccontando in questa serie di articoli, poiché non solo diede i natali a due musiciste straordinarie ma creò per loro il contesto professionale che contribuì alla nascita del Melodramma stesso.

Dopo aver assistito ad un esibizione del Concerto delle Dame di Ferrara decise infatti di crearne uno fiorentino, composto dalla moglie Margherita, le figlie Francesca e Settimia, e una sua allieva: il Concerto Caccini.

La più celebre, sia all’epoca che oggi, fu Francesca, detta la Cecchina (1587-1640) protagonista indiscussa della scena musicale italiana ed europea nel periodo di transizione dal Rinascimento al Barocco. Fu la prima donna a comporre un’opera teatrale e si impose nella scena culturale fiorentina sia nella musica che nella poesia e nell’erudizione in generale. Debuttò come cantante a tredici anni nella celeberrima Euridice del padre ed ottenendo un immediato e duraturo successo, lavorò inoltre come cembalista di corte per i Medici.

La figura di Francesca Caccini

La sua fama era tale che Francesca, insieme col Concerto, venne invitata alla corte di Maria de Medici a Parigi, dove non mancarono le contese coi musicisti locali a causa dell’altissima opinione che Enrico IV aveva di lei. Questi era intenzionato ad assumerla a corte, ma il fatto mostrò ancora di più il suo valore al Granduca di Toscana che pretese infatti che ritornasse a Firenze, e iniziò da quel momento a impedirle di trattenersi nelle altre corti troppo a lungo.

Tra le tante amicizie importanti di Francesca Caccini ci furono Michelangelo Buonarroti, che scrisse molte delle sue canzonette perché questa le mettesse in musica, e Artemisia Gentileschi, con la quale crebbe e restò sempre legata (si ritiene che Francesca sia la modella del celebre dipinto “Suonatrice di Liuto” di Orazio Gentileschi). Alla sua fama di esecutrice si aggiunse via via quella di compositrice, apprezzata anche da Monteverdi: il suo stile modernista era infatti affine a quello del celebre compositore, elegante e tendente alla spazialità. La sua carriera sopravvisse alla morte del padre Giulio, ed è arrivata a noi attraverso i resoconti di alcuni dei più importanti eventi del periodo. Le sue opere teatrali venivano eseguite con un tale successo da guadagnarsi numerose repliche anche fuori dall’Italia, fatto rarissimo per l’epoca.

Orazio Gentileschi 8 bit, Suonatrice di liuto

Ancora su Barbara Strozzi

L’ elemento che più accomunò le artiste di questo periodo fu la determinazione nel perseguire la carriera musicale, portando molte di loro alla fama: Cornelia Callegari, Laura Paverara e Francesca Caccini in un’altra epoca forse sarebbero state chiamate “dive”. Ci fu un’artista in particolare che incarnò in sé tecnica, capacità imprenditoriali, personalità e avvenenza e che più di tutte costruì la propria carriera sull’affermazione della propria emancipazione: Barbara Strozzi (in copertina).

Nata a Venezia nel 1619, figlia adottiva del celeberrimo Giulio Strozzi che le permise, secondo una legge tutta veneziana, di beneficiare di un’eredità. L’ambiente in cui crebbe, quello della famiglia Strozzi, la rese una donna di grande erudizione e le permise di studiare con i migliori, diventando una eccellente soprano e una compositrice che padroneggiava gli elementi dello stile Barocco, adattandosi nelle inclinazioni stilistiche al contesto per cui componeva. Scriveva principalmente cantate con voce soprano solista, nell’esecuzione delle quali si esibiva personalmente e che dedicava, di volta in volta, alle più importanti personalità politiche dell’Europa seicentesca per ingraziarsene i favori: non fu mai infatti al servizio fisso di una corte precisa, a conferma della sua volontà di restare sempre indipendente.

Rifiutò di sposarsi ma ebbe quattro figli, che fu in grado di sostenere grazie alla famiglia dell’ultimo compagno, guadagnandosi per questo una pessima reputazione nella Venezia del pettegolezzo e della speculazione. La sua fama come musicista venne eclissata dalla pressione sociale e morì in miseria, ma la sua produzione di grande qualità l’ha resa una delle compositrici più eseguite e conosciute.

Madrigale Cara la vita mia, scritto da Giaches de Wert per Laura Paverara

Uno sguardo d’insieme

Da Casulana a Strozzi, da Vizzana a Callegari: il periodo di transizione dal Rinascimento al Barocco fu il più florido per le musiciste italiane, a dimostrazione di quanto il contesto socio-politico sia da sempre determinante per l’auto-affermazione. Nonostante lo spostamento dei centri culturali in Francia e Austria e le restrizioni della Chiesa, le compositrici italiane continuarono, anche se in numero decisamente minore, a lavorare, combattendo per ritagliarsi uno spazio oltre l’educazione musicale come dote matrimoniale e la svalutazione professionale del dilettantismo.


leggi anche gli altri articoli di tracce!