lay0ut squisito

lay0ut squisito: un esperimento di scrittura collettiva

Fra le tante belle cose contenute nel nostro secondo numero cartaceo, c’era anche lay0ut squisito, un esperimento lanciato in forma di QR code che si poneva l’obiettivo di dare il via alla scrittura di un’opera di poesia collettiva per mano della comunità che si sarebbe formata attorno alla rivista.

Antonio Francesco Perozzi, che oggi firma un saggio conclusivo/introduttivo alla nostra opera squisita nella sua forma finale, parlava di una linea di “mutua e radicale interferenza” ma con “la volontà di raggiungere una forma specifica (si parla di una «raccolta di poesie», infatti)”: chiunque una volta entrato nel Google Doc avrebbe potuto modificare l’opera a suo piacimento, aggiungendo o eliminando addirittura, come l’epigrafe testimonia, le uniche regole ironico-asimoviane che si erano date.

Il lavorio delle versioni è qui presentato nell’edizione critica di Noemi Nagy in tutto il suo splendore, il che fa della nostra redattrice la prima filologa cyborg.

Il nostro cartaceo bellissimo

Curatela testuale e filologica di Noemi Nagy

Nota critica di Antonio Francesco Perozzi

Criteri di edizione

Per l’allestimento della seguente edizione è stato scelto come testo base quello recentiore, attestato dall’ultima stesura registrata.

I criteri grafici adottati per l’allestimento dell’apparato genetico – posto in calce ai singoli testi – sono i seguenti:

  • la lezione definitiva del testo soggetta a mutamento è riferita col numero del verso, o dei versi, in cui ricorre e delimitata da una parentesi quadra chiusa;
  • la variante è posta successivamente alla parentesi quadra chiusa ed è individuata dalla sigla posta in esponente della stesura o delle stesure che sono concordi nel riferirla. Se lo stesso verso ha più varianti nel suo processo evolutivo lo schema precedente è ripetuto tante volte quanto il numero delle varianti;
  • le sigle delle stesure sono desumibili dall’elenco complessivo delle stesure;
  • ogni verso è rappresentato su un’unica riga e i diversi fenomeni sono separati l’uno dall’altro da un intervallo bianco;
  • sono rappresentate tutte le varianti precedenti all’instaurarsi della lezione definitiva;
  • la barra obliqua indica il passaggio da un verso all’altro, la doppia barra obliqua il passaggio da una strofa all’altra;
  • le porzioni di testo cassate si trovano tra parentesi uncinate rovesciate;
  • il corsivo indica una fase correttoria successiva rispetto a quanto precede;
  • le porzioni di testo omesse dall’autore vengono indicate con om.;
  • le porzioni di testo tra parentesi quadre sono frutto di intervento redazionale.

Di seguito la tavola dei segni adottati nella fascia dell’apparato:

]                       porzione di testo cui si riferisce la variante

/                      passaggio da un verso all’altro

//                    passaggio da una strofa all’altra

><                  porzione di testo cassata

corsivo          correzione

om.                 porzione di testo omessa

[…]     intervento redazionale

Sigle delle stesure

A         3 luglio 2023, 00:19

B         3 luglio 2023, 21.20

C         7 luglio 2023, 20:45

D         9 luglio 2023, 22:20

E         11 luglio 2023, 23:57

F         13 luglio 2023, 09:39

G         13 luglio 2023, 10:07

H         14 luglio 2023, 19:45

I          14 luglio 2023, 20:53

L         18 luglio 2023, 20:12

M        26 luglio 2023, 20:42

N         2 agosto 2023, 22:38

O         2 settembre 2023, 21:19

P         2 settembre 2023, 23:57

Q         10 settembre 2023, 22:33

R         16 settembre 2023, 16:55

S          23 settembre 2023, 17:28

T         23 settembre 2023, 21:42

U         25 settembre 2023, 15:23

V         30 settembre 2023, 18:42

Z         2 ottobre 2023, 18:04

Tatsutaro Kamatani, Nasty Gamera. Detail (2023)

lay0ut squisito

/*

* Essendo questa un’opera collettiva non esiste un poeta, quindi le tre leggi di *cui sopra non si possono applicare

*/1

    Mi tentava il 

    pensare a Te come una cosa bella.

    Non vedo gli angoli di quello che hai creato

    ma penso che mi piacerà tutto quanto.

5    Trattenevo una caraffa blu sul comodino 

    della stanza da letto della casa al mare

    finché un giorno, dopo vent’anni, 

    è caduta (da sola) in mille pezzi.

    Quel solo sesso che si ripete ogni volta

10        Ad ogni tragica ostensione.

    Tu sei Dio, non una sgualdrina qualunque

    e io un prete solitario e cornuto, mangiato vivo dai malanni e dalle erezioni, e dalle zanzare.

    Non si prega più come una volta, mio Signore.

    E non si scopa ma si trattengono gli umori, il seme, gli epididimi 

15        I coralli del desiderio.

    In tempi di antispecismo Dįö c’è

    solo perché l’ho sentito abbaiare

    […]  e sono dissolti i venti. 

Nel seguente apparato non viene rappresenta la stesura B, in quanto non presenta varianti sostanziali rispetto alla stesura che la precede. Per la stessa ragione, non vengono rappresentate neanche le stesure D, G, H, I, M, N, P, Q, R, S.

1-2       Mi tentava il / pensare a Te come una cosa bella.] ACLa sconfinata bellezza / nuvole all’alba di fine giugno /   Creano lacrime nel mio sorriso / Che banalità pensare a te come cosa bella E>La sconfinata bellezza< / >nuvole all’alba di fine giugno< / >Creano lacrime nel mio sorriso< / >Che banalità< Mi tentava / >p<pensare a >te<Te come cosa bella FLMi tentava / pensare a Te come cosa bella. OMi tentava uWu / pensare a Te come cosa bella. TMi tentava uWu / pensare a Te come cosa bella. UMi tentava >uWu< il / pensare a Te come una cosa bella.

3          Non vedo gli angoli di quello che hai creato] ACPerò il cielo è l’immenso vuoto sotto i miei piedi / Non posso vederne gli angoli E>Però il cielo è l’immenso vuoto sotto i miei piedi / Non posso vederne gli angoli< . / Non vedo gli angoli di quello che hai creato

4          ma penso che mi piacerà tutto quanto.] Ama so che mi piacerà tutto / Queste nuvole sono quello che noi umani possiamo vedere di te / E seppur palese non ci rendiamo conto / Della bellezza / Mo proprio piango Cma so che mi piacerà tutto / Queste nuvole sono quello che noi umani possiamo vedere di te / E seppur palese non ci rendiamo conto / Della bellezza / Mo proprio piango / Zio pera Ema >so<penso che mi piacerà tutto quanto / >Queste nuvole sono quello che noi umani possiamo vedere di te< / >E seppur palese non ci rendiamo conto< / >Della bellezza< / >Mo proprio piango< / >Zio pera<

5          Trattenevo] ACom. EFLOTTenevo U>Tenevo<Trattenevo          una caraffa blu sul comodino] ACom.

6          della stanza da letto della casa al mare] ACom.

7          finché un giorno, dopo vent’anni,] ACom.

8          è caduta (da sola) in mille pezzi.] ACom.

9          Quel solo sesso che si ripete ogni volta] ACom. EFLOTAspetto l’alba con ansia / solo per fare colazione / e uscire dalle lenzuola che Tu hai lasciato madide / con me dentro, o chi per Te. / Le mattine si scordano e la luce non ritorna. // Dioporc[*] UAspetto ancora l’alba con ansia / ma sol>o< tanto per fare colazione / e uscire dalle lenzuola che Tu hai lasciato madide / con me dentro, o chi per Te. / Le mattine si scordano e la luce non ritorna. // Dioporc[*] / Quel solo sesso che si ripete ogni volta V>Aspetto ancora l’alba con ansia< / >ma soltanto per fare colazione< / >e uscire dalle lenzuola che Tu hai lasciato madide< / >con me dentro, o chi per Te.< / >Le mattine si scordano e la luce non ritorna.< // >Dioporc[*]< / Quel solo sesso che si ripete ogni volta

10        Ad ogni tragica ostensione.] ACEFLOTom. UAd ogni tragica ostensione.

11        Tu sei Dio, non una sgualdrina qualunque] ACom.

12        e io un prete solitario e cornuto, mangiato vivo dai malanni e dalle erezioni, e dalle zanzare.] ACom.

13        Non si prega più come una volta, mio Signore.] ACom.

14        E non si scopa ma si trattengono gli umori, il seme, gli epididimi] ACom. EFLOTE non si scopa. UE non si scopa>.< ma si trattengono gli umori, il seme, gli epididimi 

15        I coralli del desiderio.] ACEFom. LOTE perché allora non dioporc*? / Quando bestemmio la madonna / uso cane al maschile ma non è vero il contrario non uso puttana per gesù / e penso che anche questa è razializzazione di genere. UI coralli del desiderio. // E perché allora non dioporc*? / Quando bestemmio la madonna / uso cane al maschile >ma< / non è vero il contrario / non uso puttana per gesù / e penso che anche questa è >razializzazione<razzializzazione di genere. VI coralli del desiderio. // >E perché allora non dioporc*?< / >Quando bestemmio la madonna< / >uso cane al maschile< / >non è vero il contrario< / >non uso puttana per gesù< / >e penso che anche questa è razzializzazione di genere.<

16        In tempi di antispecismo Dįö c’è] ACEFom.

17        solo perché l’ho sentito abbaiare] ACEFom. 18        […]  e sono dissolti i venti.] ACEFLOom. T[…] / e sono dissolti i venti.UV[…] / e sono dissolti i venti. 


    Poesia del male

    È male solo il male, 

    tutto il mare è mare

    sulla superficie male

    se l’increspatura taglia chirurgicamente il mare.

5          Male male male, che cosa è male?

    Se l’indizio è un bacio sfiorato,

    il sale dolce può sfaldare il mare?

    Raschia la ruggine beve troppo spesso il mare

    approda la faglia al mare

10        tutto – finché l’occhio non si riempie.

Il testo compare a partire dalla stesura F (nella manifestazione del solo titolo – già nella sua forma definitiva). Le precedenti stesure sono dunque escluse dall’apparato.

Non viene rappresentata neppure la stesura G, in quanto non presenta varianti sostanziali rispetto alla stesura che la precede. Per la stessa ragione, non vengono rappresentate neanche le stesure L, M, N, O, P, Q, R, S, T, U.

1-7       È male solo il male, / tutto il mare è mare / sulla superficie male / se l’increspatura taglia chirurgicamente il mare. // Male male male, che cosa è male? / Se l’indizio è un bacio sfiorato, / il sale dolce può sfaldare il mare?] Fom.

8          Raschia la ruggine] FHom. IRaschia-ruggine VRaschia– la ruggine          beve troppo spesso il mare] FHom. Ibeve mare Vbeve troppo spesso il mare

9          approda la faglia al mare] FHom.

10        tutto – finché l’occhio non si riempie.] FHom. Itutto mare fino a riempire l’occhio. Vtutto >mare< fi>no a riempire<nché l’occhio>.< non si riempie.


    Poesia del bene

    L’antispecismo vincerà, Dimitri

    e le piante penseranno anche loro

    con noi, come le mosche

    di play0ut o no, le analizzeremo

5          al telescopio e ci faremo una scopata

    primordiale

Il testo compare a partire dalla stesura F (nella manifestazione del solo titolo – già nella sua forma definitiva). Le precedenti stesure sono dunque escluse dall’apparato. Non vengono inoltre rappresentate – in quanto non presentano varianti sostanziali rispetto alla stesura che le precede – neanche le stesure H, I, L, M, O, P, Q, R, S, T, U.

1-3       L’antispecismo vincerà, Dimitri / e le piante penseranno anche loro / con noi, come le mosche] Fom.

4          di play0ut] Fom.Gdi lay0ut Ndi play0ut          o no, le analizzeremo] Fom

5          al telescopio e ci faremo] Fom.          una scopata] Fom.Guna zuppa V un>a zuppaa< scopata

6          primordiale] Fom.

Tatsutaro Kamatani, Threesome + detail (2023)

    se ci fosse anche in lontananza

    sarebbe bellissimo

    simile a seguire con lo sguardo le increspature nelle doghe

    finché la trama si perde

    e fatturiamo le informazioni come uccelli.

Il testo compare a partire dalla stesura T (nella manifestazione del solo titolo – già nella sua forma definitiva). Le precedenti stesure sono dunque escluse dall’apparato. La stesura U non viene rappresentata in quanto non presenta varianti sostanziali rispetto alla precedente. Il testo compare poi nella sua forma definitiva nella successiva stesura V.

1-4       sarebbe bellissimo / simile a seguire con lo sguardo le increspature nelle doghe / finché la trama si perde / e fatturiamo le informazioni come uccelli.] Tom.


    c’è una mail dell’intesa sanpaolo sul comodino che aspetta

    da giorni verificare l’inserimento

    le tubature che degenerano come fanno le lenti

    a contatto, perse per strada. 

5        i topi hanno smesso di nutrirsi di questo abbandono

    come quando hai iniziato a schifare il sapore del vino

    delle radici

    perché dove altro andare. 

    questo aspettare più invecchia e più è cosa dolce. 

Il testo è attestato a partire dalla stesura V e non sono registrate varianti: esso si presenta da subito nella sua lezione definitiva.


    Poesiaccia maledetta imboscata (per Toscani phoney)

    Hanno rovinato questo paese

    e Giorgia Meloni che dice? 

    Dice e poi non dice, non dice tutto 

    non dice che un solo uno ditalino

5         non ci salverà dal precariato

    ce ne vogliono due almeno 

    centoventi ventisette centotré 

    e poi a casa di cui piangere 

    sul brodo

10        ristretto, sulla calzamaglia 

    a rete 

Il testo compare a partire dalla stesura F (nella manifestazione di un frammento di titolo). Le precedenti stesure sono dunque escluse dall’apparato. In quanto non presentano varianti sostanziali rispetto alla stesura che le precede, non vengono rappresentate neppure le stesure H, I, M, O, P, Q, R, S, T, U.

Tit       Poesiaccia] FPoes GPoesiaccia          maledetta imboscata] Fom.           (per Toscani phoney)] Fom. G(per Toscani only) N(per Toscani >only<phoney) V>(per Toscani phoney)< (per Toscani phoney)

1          Hanno rovinato questo paese] Fom.

2          e Giorgia] Fom.           Meloni] Fom. GLmeloni N>me<Meloni           che dice?] Fom. GLche dice? Nche dice? 

3          Dice e poi non dice,] FGom. LDice dice, NDice e poi non dice,          non dice tutto] FGom. Ldice tutto Nnon dice tutto 

4          non dice che] FGom. Ldice che Nnon dice che          un solo uno ditalino] FGom. Lsolo un ditalino Nun solo uno ditalino

5          non ci salverà] FGom. Lci salverà Nnon ci salverà          dal precariato] FGom.

6-11     ce ne vogliono due almeno / centoventi ventisette centotré / e poi a casa di cui piangere / sul brodo / ristretto, sulla calzamaglia / a rete] FGom.

Tatsutaro Kamatani, Zodiac. Detail (2023)

    Ha lasciato decomporre

    I brandelli di me 

    sparsi nel giardino

    macchie di rosso abbandono.

5          Questa mia nostalgia

    È come l’acqua che scorre

    Non abita lo stesso luogo

    a volte gli piacerebbe risalire

    antigravitario scomparire

10        con la forza della gravità

    che contiene senza 

    esplodere. La fisica non ha senso

    perché al collasso

    quest’implosione

15        l’energia la trattiene compressa.

    Una piccola perla opaca.

    La rivomito.

Il testo è assente in A (non rappresentata in apparato) e fa la sua comparsa soltanto in B. Non vengono rappresentate, nel seguente apparato, le stesure C, D, T, U, in quanto non presentano varianti sostanziali rispetto alla stesura che le precede. In E il testo – ancora frammentario – viene interamente cassato. Risulta assente nelle stesure F, G, H, I, L, M, N, O. Di queste ultime, in apparato si dà notizia soltanto della stesura F. Il testo viene reintegrato nella raccolta all’altezza della stesura Q.

1-2       Ha lasciato decomporre / I brandelli di me] E>Ha lasciato decomporre< / >I brandelli di me<

3          sparsi nel giardino] BQRSRecisi con cura / Sparsi nel giardino E>Recisi con cura< / >Sparsi nel giardino< V>Recisi con cura< / >S<sparsi nel giardino

4          macchie] BQRSMacchie E>Macchie< V>M<macchie          di rosso] E>di rosso<          abbandono.] BQRSabbandono E>abbandono<

5-6       Questa mia nostalgia / È come l’acqua che scorre] E>Questa mia nostalgia< / >È come l’acqua che scorre<

7          Non abita lo stesso luogo] BQRSNon abita / Mai / Lo stesso luogo E>Non abita< / >Mai< / >Lo stesso luogo< VNon abita / >Mai< / >L< lo stesso luogo

8-9       a volte gli piacerebbe risalire / antigravitario scomparire] BEFQom.

10        con la forza della gravità] BEFQRom. SAlla fine della storia / il buco in pancia mi rimane, / con tutta la forza della gravità V>Alla fine della storia / il buco in pancia mi rimane,< / con >tutta< la forza della gravità

11-14   che contiene senza / esplodere.] BEFQRom. Sche contiene senza esplodere.           La fisica non ha senso / perché al collasso / quest’implosione] BEFQRom.

15        l’energia la trattiene compressa.] BEFQRom. SVl’energia la trattiene, / compressa.

16-17   Una piccola perla opaca. / La rivomito.] BEFQRom.


    Aspetto ancora l’alba con ansia 

    ma soltanto per fare colazione.

    c’è una corsa in verticale in te che ricorda i topi

    il nutrirsi di radici. 

5          il vuoto incide solo se glielo lasci fare

    e forse lo siamo. 

    Le mattine si scordano e la luce non ritorna.

    un ultimo desiderio:

    piantatela di citare Zanzotto. 

Il testo compare per la prima volta nella stesura V e non presenta successive variazioni: esso si presenta da subito nella sua forma definitiva.


    Ha inizio la nebbia, tende

    dietro alle tende e un sospiro del fratello

    incurvato come le gonfie uve e attraverso 

    avanza il sogno fumoso, stringe

5          il cortile, circonda di isole lattee 

    non miscibili con schiocchi di lingua

    i suoi artigli accarezzano il cancello,

    ciò che era rimasto indietro giace avanti

    si sta rialzando sulle grucce umide,

10        presto soffocherà anche i fiori sul retro,

    mi dondolerà fino a dormire.

Il testo compare per la prima volta nella stesura Z e non presenta successive variazioni: esso si presenta da subito nella sua forma definitiva.


Appendice: testi espunti

    DOWNBURST

Il frammento (forse un titolo) compare nella stesura U e viene cassato nella successiva stesura V.

    Non poesia ermetica

    Non sono un poeta.

Il testo compare nella stesura P. Viene mantenuto – privo di varianti – nelle stesure Q, R, S, T, U, per venire infine cassato nella stesura V.

    Spiegarsi ciò che è

    È un’anima amara

    Guardaci mentre presentiamo 

    Presentare la presentazione

Il testo compare nella stesura C, privo di varianti. Nella successiva stesura D si registra un’annotazione, in apertura del testo: «no». Nella successiva stesura E il testo viene interamente cassato.


[1]: L’annotazione, posta a epigrafe, compare a partire dalla stesura P.


Tatsutaro Kamatani, Nasty Gamera. Detail (2023)

Identità, layer, contraffazione

Diciamolo: il problema della poesia contemporanea è un problema di egocentrismo. Lanciando lay0ut squisito, la scorsa estate, parlavamo di una gerarchia ribaltata: non più l’opera come emissione dell’autore e ricezione passiva dell’utente, ma come esposizione a una trama di conflitti, risignificazioni, incertezze, molteplicità. Su questa considerazione, infatti, era stato costruito il gioco: tre regole di stampo asimoviano, uno spazio virtuale e condiviso in cui scrivere, la rinuncia alla propria firma. Ecco, ora che abbiamo i risultati, possiamo dire che proprio la rinuncia alla firma, cioè a una corrispondenza affidabile tra scrittura e biografia, rende visibili alcune dinamiche, e alcune idiosincrasie, con cui la poesia contemporanea deve oggi necessariamente fare i conti.

Partiamo da qui: a fine gioco, la raccolta che leggiamo è abbastanza esile. Solo nove poesie, testi brevi, nessuna distorsione particolare dal punto di vista visivo, semantico o ritmico. Per di più compaiono solo versi, niente prosa: un fattore che, se sommato alle altre caratteristiche, può suggerirci qualcosa sulla concezione di poesia di chi ha collaborato alla stesura. A mettere in crisi questa facile conclusione, però, è la componente ironica, che non solo depista, ma svaluta completamente i tentativi di attribuzione autoriale.

Togliendo la firma, in effetti, si toglie il garante, e di conseguenza la garanzia sul tono serio o faceto dello scritto. Con una lettura più ravvicinata, scopriamo del resto come la compostezza di tutti i testi sia minata da elementi umoristici o dissacranti: troviamo riferimenti pop o cronachistici («Giorgia Meloni» e i toscani che «hanno rovinato questo paese»), turpiloquio («scopata»), sgrammaticature («un solo uno ditalino»), frecciatine alla community letteraria («piantatela di citare Zanzotto»), parodie del poetese («pensare a Te come una cosa bella») eccetera. Una serie di espedienti che, unita alla versificazione irregolare e poco controllata, fa pensare allo stile di Nuova poesia troll e a un’interpretazione dank, post-ironica, auto-sabotante della poesia.

Ma un lavoro del genere non può essere letto solo in maniera “tradizionale”, cioè stretto sui versi. Google Doc permette infatti di accedere allo storico delle poesie, cioè al serbatoio di varianti e cassazioni nascosto dietro la loro forma finale. Questo implica non solo che l’opera copre un raggio più ampio di quello occupato dai testi visibili, ma anche che gli apparati costruiti da Noemi Nagy appartengono a una filologia aliena, che non può avere valore attributivo (l’autore è impossibile da raggiungere) e che trasforma la gamma delle stesure da percorso diacronico a orizzonte sincronico, dove tutte le varianti sono possibili.

Voglio dire: dal momento che il gioco della scrittura, in questo caso, si compie proprio attraverso la molteplicità degli input autoriali che si soprascrivono uno sull’altro, noi possiamo considerare il testo finale come opera solo per convenzione, appunto, filologica. L’opera, qui, sono in realtà proprio le varianti: la possibilità (tecnologica) della loro compresenza.

Dando un’occhiata alle versioni precedenti, dunque, osserviamo maggiore spontaneismo e sciatteria versale, da una parte, e abbondanza di turpiloquio e blasfemia, dall’altra. Entrambi questi aspetti hanno un ruolo già nell’evoluzione del primo testo. L’incipit, ad esempio, nell’originale suonava così: «La sconfinata bellezza / nuvole all’alba di fine giugno / Creano lacrime nel mio sorriso / Che banalità pensare a te come cosa bella». E gli autori delle revisioni che hanno portato a «Mi tentava il / pensare a Te come un cosa bella», perciò, hanno agito limando stereotipi e languore.

Centrature di questo tipo si rintracciano in diversi testi (come «Raschia ruggine beve mare» che diventa «Raschia la ruggine beve troppo spesso il mare» in Poesia del male) e sono segni di maggiore padronanza della scrittura e volontà comunicativa. Ciò che va rilevato, però, è come all’asciugatura corrisponda anche la normalizzazione, particolarmente significativa quando riduce gli elementi osceni e dissacranti.

Lo vediamo ancora nel primo testo, che in una certa fase, all’altezza del verso 15, riportava un passaggio come «E allora perché non dioporc*? / Quando bestemmio la madonna / uso cane al maschile / non è vero il contrario / non uso puttana per gesù / e penso che anche questa è una razzializzazione di genere», poi interamente cassato. Insomma, siamo di fronte alla convivenza paradossale di una spinta alla parodia espressionista, al turpe, e di una alla pulizia, che vuol dire raffinatura ma anche addomesticazione.

Colta questa contraddizione, infatti, ciò che accende davvero la faccenda è che niente ci vieta di pensare che a raffinare il testo e a inserire le bestemmie sia stata la stessa persona. Oppure che l’azione normalizzatrice intenda costruire un layer ulteriore e vada quindi letta a sua volta in chiave ironica. L’anonimato impedisce di rintracciare le identità e il numero di autori che sono intervenuti, e dunque anche di inferire una coerenza nelle scelte stilistiche: chi, soprattutto nelle ultime stesure, abbia raffinato, migliorato qualitativamente i testi, eliminato il kitsch e lo spontaneismo, potrebbe essere lo stesso che, in un altro momento, schizofrenicamente, ha inserito le bestemmie.

Tutto si gioca lì, nel fatto che se aboliamo alcuni paratesti o prassi di lettura – il nome e l’unicità dell’autore, la sua biobibliografia, la stabilità del testo – viene meno anche il meccanismo tramite cui quelli conducono il lettore, gestiscono la relazione tra la sua aspettativa e la performance dell’opera.

Poi va da sé che, aperta questa gabbia, a saltare è ogni piano intenzionale. Nel senso: eliminato il garante autoriale, e posta una miccia ironica (più esplicita in alcuni passaggi), si avvia una catena di layer in cui diventa impossibile distinguere l’impostato dall’ironico, il referenziale dal virgolettato. Dismesso lo scudo della fedeltà a se stesso, l’autore si sente libero di esagerare, il lettore di credere a tutto quello che legge o di diffidarne spietatamente. Di fatto, siamo in un orizzonte pragmatico che si interseca con quello dei meme: autori nascosti e molteplici che intervengono sullo stesso materiale, lo deformano e riproducono virtualmente all’infinito, fino a friggerlo completamente.

Ecco allora che, se dalla critica filologica passiamo a quella tematica, i problemi di controllo e definizione del senso si amplificano ulteriormente. I testi, in realtà, seguono alcune linee tematiche riconoscibili: l’«antispecismo» e il mondo non umano («topi», «piante», «coralli»), il paesaggismo («Aspetto ancora l’alba con ansia», «Ha inizio la nebbia»), la percezione di una crisi che può essere collettiva («non ci salverà dal precariato») o, soprattutto, individuale («io un prete solitario e cornuto, mangiato vivo dai malanni e dalle erezioni, e dalle zanzare», «Ha lasciato decomporre / I brandelli di me / sparsi nel giardino»).

Ma interrogando come questi temi vengono affrontati da un punto di vista ideologico o morale emerge tutta una serie di discrasie. Il dittico Poesia del male e Poesia del bene è fin dai titoli il campione perfetto. L’idea di male, infatti, è giocata in tandem fonetico con quella di «mare»: i due termini sono continuamente e ironicamente accostati («È male solo il male, / tutto il mare è mare / sulla superficie male») e, attraverso una pseudo-citazione da Battiato (quel «Male male male, che cosa è male?» in cui riecheggia, trasfigurata, Summer on a solitary beach), finiscono per compenetrarsi: così, quando «l’occhio […] si riempie», si riempie di una totalità che è quella del mare e insieme quella del male.

L’aspetto interessante, però, è che un’idea di totalità e pervasività emerge anche in Poesia del bene: qui la conoscenza («le analizzeremo [le mosche] al telescopio») si intreccia alla pansessualità («e ci faremo una scopata / primordiale»), e la tensione tra i confini dell’individuo e l’ampiezza, l’invasività dell’inumano sembra coincidere, o almeno armonizzarsi, con quella del male.

Questa sovrapposizione apre due discorsi. Uno, accogliendo la serietà dello scritto, riguarda lo scioglimento dell’individuo nel cosmo: dannazione e apoteosi si verificano entrambe in una rottura degli argini dell’individuo, come inondazione dell’irrisolto, dell’interrogazione («che cosa è male?») oppure universalizzazione del desiderio (la «scopata / primordiale»).

L’altro discorso, invece, riguarda il layer su cui si posiziona il testo: l’ironia impedisce un’analisi affidabile di questa sovrapposizione, e bene e male, così, diventano indistinti. Non si tratta, però, di scegliere tra i due discorsi, o layer: questi funzionano proprio nella loro coesistenza stridente. Ed è all’interno di questo stridore che va posta la domanda più spontanea, ma anche più critica: a quale soggettività risponde lay0ut squisito? Qual è il Soggetto Collettivo che l’opera, nella dichiarazione d’intenti, mira a individuare, o almeno a far esprimere?

La difficoltà a rispondere a questa domanda, a creare una correlazione biunivoca tra soggetto e opera, è proprio il nodo più rilevante. Dell’esperimento e dello stato attuale della scrittura. Perché se la letteratura (almeno quella del “canone”) si è codificata storicamente come emissione di un soggetto definito, e se la scuola continua a educare alla letteratura (al “canone”) come produzione di un genio (il grande autore  la grande opera), la presenza ormai massiccia della tecnologia nei mezzi di produzione della scrittura costringe a ripensare questi paradigmi.

Per i meccanismi e i supporti su cui si fonda, lay0ut squisito porta dentro l’opera una inconciliabilità che dal piano tematico (il soggetto permeato dal mondo) si riverbera su quello filologico (la compossibilità delle varianti), su quello ideologico (le contraddizioni morali e l’ironia) e su quello meta-letterario (erano state poste delle regole e il giocatore anonimo, come da epigrafe, le ha infrante). Ma la domanda allora diventa: chi è questo giocatore? Chi agisce? Ciò che il gioco spinge a fare, adesso, è smettere di rispondere puntualmente, di individuare il responsabile, e cominciare a guardare alla possibilità di un’agenza nuova – oltre, trasversalmente, in contraffazione alle identità burocratiche.


In copertina: Tatsutaro Kamatani, Zodiac + Nasty Gamera. Fonte dell’apparato iconografico