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Michael Palmer: tre poesie da The Promises of Glass

In copertina e in corpo testo: Neil Krug, dalla serie in collaborazione con Samsung e WePresent

Introduzione e traduzioni a cura di Stefano Bottero


Palmer e la poetica della Language poetry

Michael Palmer nasce negli Stati Uniti il 9 ottobre del 1942, a poco più di un anno dall’entrata in guerra del paese. Studia ad Harvard nei primi anni Sessanta, quarant’anni dopo l’Harvard Rieview lo definisce ancora “uno dei più importanti poeti Americani”. Pubblica la sua prima raccolta all’inizio dei Settanta, Blake’s Newton – 1972. Seguono altre nove: The Circular Gates – 1974, Without Music –1977, Notes for Echo Lake – 1981, First Figure – 1984, Sun – 1988, At Passages – 1996, The Promises of Glass – 2000, Company of Moths – 2005, Thread – 2011. Per tutta la vita traduce, studia, scava. Scrive di teoria letteraria, interseca la sua produzione con quella di artisti, performer, coreografi, designer.
È di fatto un’attitudine vera e propria all’intersezione, la sua: nei suoi versi il vuoto dei silenzi tra le lettere si tinge dei materiali più svariati. Spesso di scarto, guasti. Criticamente, i parametri di questo modus compositivo sono da indentificarsi nella ‘Language poetry’, visione che alcuni gruppi di poeti americani condividono a partire dall’inizio degli anni Settanta. Per loro il quid della composizione si localizza – con portata radicale – nell’unità minima della parola. Tramite questa attribuzione di valore assoluto il testo si ‘riscrive’: giunge a rompere l’ordine secolare di una significatività estetica e del suo portato, inevitabilmente, morale. Così le poesie che appaiono su riviste come «This» (1971-1982) e «L=A=N=G=U=A=G=E» (1978-1981), tra le più rappresentative della temperie della ‘Language poetry’, recano un’insita stratificazione politica. In esse gli autori tendono all’affermazione di una via nuova, dove il capovolgimento valoriale degli ordini di significazione garantisce la possibilità di nuovi spazi, di nuovi contesti. Di nuovi straniamenti, per riscrivere il vissuto non con l’azione sociale ma applicando la categoria dell’assurdo alla coesistenza di oggetti. Non ricerca di surrealtà, dunque, ma contatto empirico con il surreale-in-quanto-riscritto. Come scrive Palmer in Code of signals, studio del 1983 (pubblicato poco dopo la conclusione della stagione editoriale di «This» e «L=A=N=G=U=A=G=E»), d’altronde



“l’immagine è un potere capace di compromettere (“to affect”) il corpo dell’uomo”

Promises of Glass: un libro paradigmatico

In Promises of glass il poeta scandisce questa consapevolezza con precisione aristotelica. I segmenti verbali si rendono fondamenta moltiplicate all’infinito, su cui niente si basa. Il suo discorso è orizzontale: rasenta il sentire ontologico senza mai abbracciarlo del tutto. Ogni cosa è idea catalogata dai suoi stessi attributi di presenza. L’ego è protagonista e, simultaneamente, comparsa. Le sue rappresentazioni si rendono finestre aperte, fenditure che dal puro empirico proiettano verso l’intimo sancendo l’inalienabilità del sentire emotivo. Tra le macerie e gli oggetti che la poesia trascina come il “fiume della vita”, il lettore incontra lo struggimento di un Ego inappagato, irrealizzato – senza possibilità di recupero. Così, ne Il soggetto (Autobiografia 12) dichiara la falsità di una sua opposizione “formale” al piacere, appena prima di cedere il passo alla descrizione della pura forma-materiale del piacere corporeo. Così, in Ricerca, il tempo condiviso dai due protagonisti nello spazio stretto della stanza è messo a nudo nella sua insensatezza profonda, a fronte di un amplesso ormai – irrimediabilmente – trascorso.
Le sette sezioni – The White Notebook, The Promises of Glass, Q, Four Kitaj Studies, Five Early Poems, In an X e Tower – alternano metri differenti, registri semantici, scansioni strofiche, interlinee ed elementi spaziali. La forma eredita il capovolgimento della prospettiva, il momento – presente in ogni caso – è localizzato in coordinate prospettiche linguistiche, e linguistiche soltanto. Oltre l’immagine, oltre le sue facoltà di affezione, sussiste il vuoto di un altrove disatteso. Si percepisce l’eredità kafkiana, in questo: l’assoluto si è ritratto senza motivo, al suo posto giacciono le costruzioni generate dalla pluralità delle vite su questa terra. Un po’ come accostarsi così tanto a una lastra di vetro da impedire la visione ottico-retinica. Ciò che il vetro cela, confida Palmer, al contempo promette.

Tre poesie da Promises of Glass

Autobiography 7

You go out for a walk in the rain.
You make love in the rain.

These are not the same
acts. It might or might not

be the same rain. The in
might be two different ins,

one an under, one a during.
You sell fish of gold for a living,

not goldfish, not living fish.
You make a poor living.

It rains day and night
causing the river to rise

and flood your knick-knack shop.
You can step into this river twice

unlike the river of life.
Unlike the river of life

this is a real river, brown and turbid,
with many objects in it.

Today I count: a drowned dog,
short-haired and of medium size;

an office chair, the kind that squeaks
when you lean back; the head of a stag

mounted on oak; endless mattresses
stained and striped like cheap ties;

a tongue-and-groove door lacking its knob;
a superannuated perambulator

such as I was paraded in as a child
by my mother in her cardigan, her blue

cotton skirt and sensible shoes;
the fractured limb of a buckeye

tree, whose fruit will paralyze
the nerves and lead to death;

an oar, a doll, an ice chest,
a camper shell and pesticide cans.

But what of these shadow-flowers with yellow stems?
What of panthers in the skins of men?

The Subject (Autobiography 12)

It is not true that I (the subject) is
formally opposed to pleasure––even to extremes
of pleasure––as has been recently adduced.

Still, in a landscape of murderous rapture––
skin peeling back from their faces––
where clouds may seem to resemble

caricatures of the philosophes playing bumpercars
it is well to remember
how in moments of early childhood blindness

we will be roused
by a visit, entirely unforeseen,
from Our Lady of the Balloons

and how reacting to this
we (the subject, collectively) will wheeze
in classic paroxysm. Your

mouth begins to feel funny,
then hands and wrists commence to itch,
then crotch and armpits.

Your eyes and lips swell
and hives puff out
across your entire body.

Lungs quickly fill,
blood-pressure falls
and heartbeat wildly accelerates.

You are nearing death now
allergic to
the violent alternation

of hue,
orbital red,
silver, blu

rending the visual field,
once the white of a final
whiteness where

from your window you could see
a stone suspended in air
and on it an ancient city.

Study

In a darkened room they
speak as one against the
religion of the word, against
the prophetic, the sublime, the
orphic call. It is a
strange conversation, coming as it
does after hours of making
love, mid-afternoon till now, at
this their second meeting, shutters
closed to block the lamplight
outside. Seated on the bed,
the curve of her back
toward him, she is smoking.
It is unclear whether they
believe what they are saying.

Autobiografia 7

Esci per una passeggiata nella pioggia.
Fai l’amore nella pioggia.

Queste non sono le stesse
azioni. Non potrebbe o potrebbe

essere la stessa pioggia. Il nella
potrebbe essere due diversi nella,

l’uno un sotto, l’uno un durante.
Vendi pesce rossastro per vivere,

non pesce rosso, non pesce vivo.
Fai una vita misera.

Piove giorno e notte
provocando l’innalzarsi del fiume

e l’allagarsi del tuo negozio di oggettistica.
Puoi entrare una seconda volta in questo fiume

a differenza del fiume della vita.
A differenza del fiume della vita

questo è un vero fiume, bruno e torbido,
con molti oggetti dentro.

Ad oggi conto: un cane annegato,
a pelo corto e di taglia media;

una sedia da ufficio, del tipo che cigola
quando ti appoggi sulla schiena; la testa di un cervo

montata sul rovere; materassi a non finire
macchiati e rigati come cravatte scadenti;

una porta a incasso priva di maniglia;
un passeggino obsoleto

come quello in cui ero esibito da bambino
da mia madre nel suo cardigan, nella sua

gonna di cotone blu e nelle sue scarpe comode;
il lembo spezzato di un ippocastano

dell’Ohio, i frutti del quale paralizzano
i nervi e portano alla morte;

un remo, una bambola, una borsa termica,
un tettuccio e taniche di pesticidi.

Ma che ne è di questi fiori da ombra con gli steli gialli?
Cosa di pantere nella pelle degli uomini?

Il soggetto (Autobiografia 12)

Non è vero che io (il soggetto) sono
opposto formalmente al piacere––perfino agli estremi
del piacere––come di recente è stato addotto.

Eppure, in un orizzonte di estasi assassina––
pelle scartata dai loro volti––
dove nuvole possono sembrare richiamare

caricature dei philosophes che giocano sugli autoscontri
è bene ricordare
come nei momenti di cecità della prima infanzia

noi saremo svegliati
da una visita, completamente inattesa,
di Nostra Signora dei Palloncini

e come reagendo a questo
noi (il soggetto, collettivamente) ansimeremo
nel consueto momento di climax. La tua

bocca inizia ad avere uno strano sapore,
poi mani e polsi cominciano a prudere,
poi cavallo e ascelle.

I tuoi occhi e le tue labbra si espandono
e lo sfogo si estende
sul tuo intero corpo.

I polmoni si riempiono in fretta,
la pressione del sangue crolla
e i battiti del cuore barbaramente accelerano.

Ti stai avvicinando alla morte adesso
allergica a
le violente alternanze

di tonalità,
rosso orbitale,
argento, blu

dilaniando il campo visivo,
quando il bianco di un definitivo
biancore dove

dalla tua finestra potresti vedere
una pietra sospesa in aria
e su di essa una città antica.

Ricerca

In una stanza buia loro
a una sola voce parlano male della
religione del mondo, male
del profetico, del sublime, del
richiamo orfico. È una
conversazione assurda, che arriva come
accade dopo ore a fare
l’amore, da metà pomeriggio a ora, in
questo loro secondo incontro, persiane
serrate per bloccare la luce artificiale
dell’esterno. Seduta sul letto,
la curva della sua schiena
davanti a lui, lei sta fumando.
È incerto se loro
credano a ciò che stanno dicendo.


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