Odissea quaderno Marcos recensione

20²1 Odissea nel Quaderno (Marcos y Marcos)

L’Oggetto

I Quaderni dell’editore milanese Marcos y Marcos (a cura di Franco Buffoni) scandiscono da qualche decennio il passo della poesia contemporanea, come di solito si ammette allegando una lista di riserve e rancori (troppa poca attenzione alla poesia di ricerca, prevedibilità dei gusti etc: facciamo andare avanti voi). Tuttavia, come rivista ci è sembrato che il desiderio di prenderli sul serio, valutando nel bene e nel male le sette voci che di volta in volta propongono, si sia con gli anni infiacchito – e questo ci rattrista. Non ci siamo persi d’animo, però, e abbiamo deciso di prendere l’iniziativa proprio a partire dall’ultimo uscito, il Quaderno XV (Bertini, Burratti, Del Sarto, Franceschetti, Ottonello, Meloni, Sermini).

La Metafora

E se si suonasse una chitarra acustica tappandone la buca? Accadrebbe lo stesso di quando un’opera si immette nel circuito di una ricezione autofaga, fatta di sodali, affini e colleghi, clientes e Maestri. Non intendo fare una filippica sul pubblico della poesia, preferirei spararmi, né pontificare sul ruolo della critica come grande barriera dell’ipotalamo, gigante buono che separa la merda dalla cioccolata: dal mio punto di vista queste sono favole, miti, narrazioni. Tuttavia, se c’è una cosa più noiosa di queste amenità è il discorso sulla vanità del tutto in letteratura, come se non fosse evidente che chiunque la produca e fruisca voglia essere riconosciuto e, nel migliore dei casi, permettersi una presunzione di rilevanza. Allora cosa fa la critica? Discorre, valuta, giudica, bara ma soprattutto moltiplica. La letteratura si fa con questo: polemiche, appropriazioni, rifrazioni di opere che hanno avuto la fortuna di essere compatibili con una viralità più o meno “alta”, dimostrandosi contemporanee per più tempo possibile. Ovvero complesse, non per forza in senso letterario.

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La Questua

Torniamo alla metafora acustica, per riassumere: l’opera è uno strumento, noi di qua siamo casse di risonanza. Ce ne sono di tutti i tipi: buone, fatte magari di abete rosso – e ce ne sono di limitate, in cedro scadente, poco denso, invecchiato in qualche container muffoso e lavorato in una catena automatizzata. Poi ci sono le mie preferite: quelle che distorcono il suono, lo salvano da sé stesso magari credendo di distruggerlo, lo arricchiscono di significati. Fra queste troviamo i lettori ingenui, i bambini e gli avversatori. Senza circolazione l’opera non si sente: ecco perché noi di lay0ut abbiamo riunito un pool di critici più o meno simpatici più o meno buoni per avverare questa questua-crociata, spesso in-fedele: la nostra circumnavigazione dei Quaderni.

L’Odissea

Gli articoli saranno presentati aperiodicamente. Nel caso fossero molto lunghi, saranno articolati in modo da essere disponibili in due versioni: una per chi non ha tempo (non più di 10000 caratteri) e una per chi ha tempo, sine limite – ci avvarremo per farlo di un uso sconsiderato delle note a piè di pagina. È possibile che agli articoli classici si sommino altre forme mediali, ma non vi promettiamo nulla. Essendo l’Odissea una malattia e non un viaggio, una condizione e non un itinerario, saremo ben felici di ampliare la ciurma degli argonauti con contenuti esterni, estemporanei, in qualsiasi forma, che verranno via via valutati dalla redazione (qui i contatti per i più pigri). Allacciatevi le cinture, dunque, e tenetevi pronti.


Foto in copertina e in corpo testo: Luke Smalley

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