Minuscola inedito Roberto Minardi

Minuscola, un inedito di Roberto Minardi

Minuscola

l’armadio di legno scarso, l’armadio dal profilo unto
l’armadio che porta uno specchio su un’anta
uno specchio su cui ci si può vedere tutti
l’armadio con quattro piedi che tengono in sospeso
dentro l’armadio le buste della spesa per il figlio
figlio che rimprovera perché non ce n’era bisogno
di tutti i biscotti della bottiglia di liquore delle uova
una nuora che borbotta gentilmente ribadisce
il cappotto nero calamita di pulviscoli e fili
le zone d’ombra che sono l’anima dell’armadio

eri bassissima avevi sette sorelle e altrettanti fratelli
nonna voluta bene con sufficienza
mai presa sul serio, nonna
nonna criticata per il sudiciume
cominciamo dalla saponata che si muove lentissima
sull’uscio, si sporca, discende
e dal secchio infilzato dal mocio
partiamo dal soffitto alto
partiamo dalle incrostazioni del bagno
se vogliamo avviarci
dalle tenerissime guance cascanti
da un’allucinazione per domani –

primi anni ’40 o 1986:
un carrello-motore sprofondate due ruote nella terra rivoltata
la cappotta divelta disegna un fulmine nell’aria
se ci vuoi vedere un fulmine
o se ci vuoi vedere un’infanzia di miseria
dove nessuno ha dodici o quattordici anni
dove passata la pubertà si viene maritate
le carie ferrose della carrozzeria parlano chiaro
e mettiamo sia la provincia di Ragusa
che sia un canto del mondo sottosviluppato
per cui vengono in mente l’Africa, l’Asia e via dicendo:

e per un allucinato domani, per la nipote che non esiste, resisti tu nella colpa, niente di muscolare, l’odore è ancora forte, il ristagno, tre di bastoni, donna di coppe, resisti perché verrà questo domani, nonna, tu che non l’hai mai sognato, tu pallina rotolante, e sarà il domani orchestrato dagli ingenui, vedrai, dove ogni bimba svolgerà il ruolo appropriato e giocherà coi bimbi e ci saranno fiorellini e l’odore di campo il più innocente e buono della vita. Ora potete ridere

divertitevi a sfottere.

Quei dettagli che non dobbiamo rimuovere

L’incontro con la poesia di Roberto Minardi è stato per me impattante, l’ennesima conferma che, in letteratura, si può arrivare ad apprezzare qualcosa di sideralmente lontano dalle proprie prese di posizione. Dopo una fase di insofferenza verso alcune soluzioni formali abbassanti e situanti, come l’aggettivazione ricca e la prosodia iper-discorsiva, nel pieno di un chi-disprezza-compraeffect mi sono ritrovato, quasi senza accorgermene, a parlare di questo poeta con ammirazione crescente. Il coraggio di Minardi sta nella rivalutazione etica di una sorta di quotidianità comune, non del tutto soggettivabile, fatta di loci esperienziali (come rivelato anche da Davide Castiglione nella sua nota a Concerto per l’inizio del secolo, Arcipelago Itaca, 2020). Non è un terreno facile, perché implica uno scavo selettivo, l’istituzione di nuove forme di riferimento collettive, o almeno rilevanti per un ampio gruppo di soggetti. La nonna dalla pelle morbida, l’armadio con lo specchio e la saponata del mocio triangolano un campo meta-generazionale di cui vale la pena parlare, attraverso il quale si può costruire e assieme indagare un’identità verticale e orizzontale (così dice anche Nibali, con altre parole). Il coraggio non si ferma qui: il dettato fortemente connotativo, patetico, sapido di aggettivi e carnale è davvero lontano dalle linee di ricerca più gettonate in Italia. La volontà polemica di mostrarsi come soggetto integro e definito, fino al ridicolo, fino alla provocazione della chiusa, dimostrano che le asimmetrie e le tinte emotive forti fanno parte di un progetto ben preciso: quello di un avvicinamento alla sofferenza altrui del tutto privo di virgolette. Infine, Minardi reclama il diritto a vivere serenamente la propria identità biologica e culturale, la possibilità di immaginare, di sognare un’occasione di riscatto impossibile, “l’odore di campo il più innocente e buono della vita”, con lo scopo di rendere il reale meno orribile di quanto non sia, e andare avanti. In questo pezzo, mesi fa, mi chiedevo se sia possibile essere felici senza essere ingenui. Minardi riesce a fare un’altra cosa, parallela, ossimorica e non meno urgente: essere ingenuo in modo consapevole. Essere ingenuo a brutto muso.


Minuscola inedito Roberto Minardi

Roberto Minardi (Ragusa, 1977). Nel 1999 si è trasferito in Inghilterra, a Londra, dove risiede tuttora lavorando come insegnante di lingue. Ha vissuto, lavorato e studiato per dei periodi anche a Panama e in Francia. Nel 2007 la Archilibri di Comiso (RG) ha pubblicato Note dallo sterno. Nel 2014 viene premiato con la pubblicazione della silloge Il bello del presente dalla casa editrice Tapirulan. Nel 2015 esce La città che c’entra (Zona Contemporanea), silloge segnalata all’edizione del 2016 del Premio Montano. A questa raccolta è liberamente ispirato il mediometraggio The city within, realizzato in collaborazione con Tomaso Aramini. Nel 2011 è stato cofondatoredel progetto poetico dopotutto[d|t], occupandosi per diversi anni di scrittori e scritture del ‘dispatrio’. Nel febbraio del 2020 è uscita la silloge Concerto per l’inizio del secolo (Arcipelago Itaca), segnalata al Premio Montano 2020 e finalista al Premio Fortini 2021. Oltre che in volume, suoi testi sono apparsi su riviste, antologie e litblog. Alcune registrazioni di componimenti suoi si possono ascoltare nel canale YouTube PoesieRM.


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In copertina: Gohar Dasht, dalla serie Iran, Untitled, 2013