Senza scheletro

Senza scheletro – il nuovo cartaceo di leiaut megasin

Sono passati molti mesi dall’editoriale che lanciava Senza scheletro, il concetto che ci avrebbe portato al crowdfunding (qui per sapere come è andata) e poi al Festival Scritture Vive, dove abbiamo cercato di fondere tutte le novità dello scorso anno per creare l’evento di lay0ut, come lo volevamo: campeggio all togheter, veganesimo imposto, posate da lavare con la cannella tutt* insieme ecc ecc.

Il crowdfunding sarebbe stato il mezzo con cui avremmo finanziato il Festival e il nuovo numero del 2024 (sic); ora è il 2025, il Festival è passato e per costruire il nuovo cartaceo ci siamo un poco sciolte, fino quasi a cambiare nome. Senza scheletro è il nuovo cartaceo di leiaut megasin: un processo di costruzione editoriale folle, fatto di alchimia e di fusioni. Presto vi diremo della famosa call for scarti (con la quale vi abbiamo chiesto di mandarci le vostre bozze scartate, i vostri cestini) e di quello che ne abbiamo fatto.

Se avete letto i numeri precedenti, vi consigliamo di leggere Senza scheletro sedut*, o almeno con un supporto che vi sorregga: non avete idea di cosa vi troverete davanti. Se pensavamo di hackerare tutt* con lo scorso numero, questa volta l’entropia teorico/metodologico/affettiva ha generato qualcosa di diverso; e per tenere tutto insieme, ci serviva un racconto. Godetevi l’incipit.


Se niente porta da nessuna parte – introduzione

Giorno 335

Io non vedevo l’ora arrivasse questo momento, ecco D. che mi guarda, e non come quando è contro la tecnologia e le rotture di coglioni. Potremmo definirlo l’ayatollah del caffè-sigaretta – se ne fossero rimaste – l’autocrate del campo. Spesso mi prende in giro perché esco presto con la mia vita di prima passeggiando sulla neve. 

Esci subito che rilascio sto pacco, si batte l’intestino e si lancia verso il bagno. Bisogna fare in fretta. Prendo il cappotto sfatto, le ciaspole, segno una tacca sulla porta e fanno tre tre cinque, tiro il rigo e son fuori.

Sul campo mi sentivo Charles Leclerc. Non questo, l’altro, il lavoro. Parcheggiare in mezzo alla strada, girare senza casco benedetto dall’ignoranza delle forze dell’ordine. Superpoteri da corriera.
Il condominio tetro, con al piano terra un vecchio burbero che si lamenta. Quei minuti strazianti d’attesa del simpaticone di turno che dice due cose. Scendere, cazzate, la penna e il motorino elettrico di nuovo.
Il mio è un Ligier scassato, riconoscibile per quel maledetto beep beep che da 335 giorni posso solo rievocare, ché la montagnola di neve marcia in cui è stato inglobato non si riconosce più dal bianco intorno. 

Parlare di ex o di mariti, di soldi o tempo libero; figli più o meno rivendicati e cover del telefono. Chi sorride e chi no, chi ci vive e chi no. Nomi di gente, tantissima, diversissima, da tutto il mondo, negozi aperti, negozi chiusi da vent’anni, la sede di FdI, la sede chiusa del PD e quella mai inaugurata del Movimento 5 stelle, la casa della mia amica Irene (oasi di salvezza dal freddo gelido che fa nostalgia paragonato a questo), le macellerie halal della zona, case in cui non c’è la fogna, il villaggio anni Sessanta di palazzoni popolari, Sant’Ermete…

Oh, Corriera! Allora scherzavi. La voce di D. che ponzando mi raggiunge, sempre più magro e svelto. Ho visto il file aperto, fai sul serio.
Eh.
Pensavo ti pesasse.
Mi pesa infatti. Ma stare ferma è troppo, non voglio stare a guardare voi che fate roba e
Se vuoi c’è il doppio turno di cucina.
Ho bisogno di parlarne. Vederlo scritto per bene.
Dolce.
Non eri qui per cacare? Se vuoi c’è il doppio turno di merda.
Mi piace che lo fai. Funzionano i pannelli? C’è tanta luce oggi.
Li ho collegati. Comunque: siamo a 335.
Uno in più di 334.
Sai che non mi ricordo più il gusto in bocca di caffè e sigaretta?
Se vai laggiù dove ho svuotato il secchio ti fai un’idea.


Gli sorrido e D. sta zitto finalmente. Continuo a credere di aver fatto bene a smettere di fumare. Dalle baite di legno ancora non è venuto fuori nessuno e questa sembra la brochure di un impianto sciistico. Sai che faccio? Ci riprovo.
Mentre ancora parla lo vedo D. correre verso il bianco atmosferico all’orizzonte, i passi veloci sul terreno croccante che superano il cancello. Lo sento riprodurre perfettamente il verso di Pippo che precipita e poi nessuno dei miei sensi è in grado di rintracciarlo.


Oh!


Eccolo alle mie spalle, come sempre.


C’è la neve no scuola.


Il nuovo cartaceo di leiaut megasin, Senza scheletro, sarà lanciato (letteralmente) durante le giornate di FirenzeRiVista per poi essere distribuito in slowdistribution: consegne per lo più a mano nei luoghi dove presenteremo il numero. Se volete organizzare una presentazione nel vostro circolo di fiducia, scriveteci a direzionelayout@gmail.com. A partire dal mese di ottobre saranno consegnate tutte le copie prenotate attraverso il crowdfunding.